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Daniele Urciuolo: “gli sceneggiatori sono sottovalutati”

Intervista a Daniele Urciuolo: produttore cinematografico e direttore artistico, racconta la sua passione per il cinema e delle sue impressioni sullo sciopero di sceneggiatori e attori di Hollywood e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel mercato cinematografico.

Con questa intervista, Daniele Urciuolo ci aiuta a comprendere come si sta muovendo la macchina cinematografica nel nostro paese, con un occhio attento a ciò che sta accadendo a livello internazionale, tra scioperi e intelligenza artificiale.

Daniele Urciuolo, 37 anni, laureato in scienze giuridiche della negoziazione alla LUISS di Roma, produttore cinematografico, titolare di Alfiere productions, presidente del Catania Film Fest, direttore artistico del Fara Film Festival e di molti altri eventi festivalieri. La sua ultima produzione è “Grazie Lina”, documentario breve dedicato a Lina Wertmuller, diretto da Yari Gugliucci.

Produttore, editore, presidente e organizzatore di film festival: sembra che con il cinema abbia una lunga storia d’amore. Cosa la muove, oltre alla passione?

All’inizio è stata la curiosità. Sono una persona molto curiosa e prima di capire cosa volessi fare davvero nella vita ho sperimentato molto. Mi piace scoprire talenti e sviluppare storie che poi diventano opere audiovisive. E spesso le mie intuizioni si sono rivelate vincenti ma al di là di questa capacità dietro c’è molto studio, sacrificio, applicazione e il lavoro di squadra, con collaboratori bravi e attenti. E poi mi piace organizzare eventi festivalieri da condividere con il pubblico e con gli addetti ai lavori perché credo nella forza del network. Attraverso queste occasioni si possono conoscere persone e realtà che possono collaborare tra di loro e creare così nuove opportunità professionali.

Come vede il panorama cinematografico italiano degli ultimi anni? 

Noi siamo sempre stati apprezzati a livello mondiale per la nostra creatività con autori, registi, attori e produttori di talento, anche se ultimamente sembra che abbiamo smarrito il coraggio. Il coraggio di rischiare, di fare scelte non convenzionali. E questo ci ha un pò penalizzato. Ma la verità è anche che il mercato è cambiato e con l’avvento delle piattaforme abbiamo sofferto la crisi soprattutto perché una parte di pubblico che viveva la sala cinematografica va ri-educata a tornarci, con eventi di intrattenimento che possono salvare l’industria cinematografica italiana. Conosco però molti registi e produttori italiani giovani e di talento e sono sicuro che nei prossimi anni risaliremo la cima.

Avrà sicuramente letto dello sciopero indetto da attori e sceneggiatori di Hollywood: cosa ne pensa? 

Penso due cose. Innanzitutto penso che la categoria degli sceneggiatori sia una categoria sottovalutata, perchè l’arte della scrittura va protetta ed è quella che fa nascere storie originali e forse anche in Italia dovremmo sostenerla di più. Gli sceneggiatori e gli attori stanno scioperando in particolar modo per i residuals dello streaming, ossia i diritti concessi ad attori e sceneggiatori per le repliche delle serie o dei film a cui hanno lavorato che al momento sono molto bassi rispetto agli introiti del network e delle produzioni.È necessario un aggiornamento della disciplina in virtù dei cambiamenti che i nuovi media stanno oggettivamente determinando nell’industria. C’è poi il problema dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

È favorevole all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel cinema? Esistono (o potrebbero esistere) delle applicazioni favorevoli dell’IA nella macchina cinematografica?

Dal punto di vista produttivo sono il primo ad essere favorevole all’utilizzo delle nuove tecnologie e nella fattispecie l’intelligenza artificiale mi incuriosisce, mi affascina ma allo stesso tempo di spaventa, perché io sono un’amante dei film di storie vere che emozionano e a volte gli effetti artificiali possono allontanarci da quella autenticità che personalmente ricerco. Non posso negare però che oggi la tecnologia agevola molto perchè ci permette di rendere più competitivo il nostro lavoro, però va senza dubbio gestita, controllata e disciplinata e non abusata.
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