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Netflix e Meta: accusa per accesso ai messaggi privati

Netflix si sarebbe servita dei messaggi privati degli utenti di Facebook per migliorare le sue previsioni di suggerimenti di film. Questa pratica è emersa in una causa antitrust contro Meta, l’azienda madre di Facebook.

Documenti legali mostrano che, a partire dal 2011, Meta avrebbe concesso a Netflix diversi privilegi, tra cui l’accesso ai messaggi privati degli utenti di Facebook per scopi commerciali. In cambio, Netflix avrebbe aumentato la sua spesa pubblicitaria sui social network di Zuckerberg. Ma approfondiamo meglio la questione, ripercorrendo passo per passo la situazione.

Nel corso dell’ultimo anno, Meta, l’azienda madre di Facebook, ha preso una decisione sorprendente: non produrrà più contenuti originali per Facebook Watch. Mentre alcuni hanno inizialmente interpretato questa mossa come una strategia di taglio dei costi, emergono ora documenti giudiziari che suggeriscono un motivo più complesso dietro questa decisione: le pressioni crescenti esercitate da Netflix.

I conti non tornano…

Secondo la documentazione emersa nel contesto di un caso antitrust di class action contro Meta, nel maggio del 2018 il CEO Mark Zuckerberg avrebbe inviato personalmente un’email al capo di Facebook Watch annunciando un drastico taglio al budget del servizio, a soli due anni dal suo lancio. Questo, nonostante l’azienda stesse cercando di far crescere il servizio attraverso accordi con figure di spicco come l’attore Bill Murray.

Nel frattempo, Netflix ha significativamente aumentato la sua spesa pubblicitaria su Facebook, raggiungendo la cifra impressionante di circa 150 milioni di dollari all’anno.

Si presume che durante questo periodo Netflix abbia anche stipulato accordi per accedere e analizzare maggiormente i dati degli utenti di Facebook (tra questi, i messaggi privati). Tale spesa pubblicitaria è poi ulteriormente cresciuta, raggiungendo i 200 milioni di dollari all’anno all’inizio del 2019.

I piani di Netlix e Meta

I documenti giudiziari hanno rivelato che Netflix e Meta hanno instaurato una relazione che va ben oltre la semplice pubblicità. A partire dal 2011, anno in cui il cofondatore di Netflix, Reed Hastings, è entrato nel consiglio d’amministrazione di Facebook, le due società hanno stretto accordi che potrebbero aver concesso a Netflix dei privilegi significativi.

Uno di questi accordi è stato denominato “Inbox API” (Application Programming Interface), che ha permesso a Netflix di accedere alle caselle di posta dei messaggi privati degli utenti sulla piattaforma social di Facebook.

Questo tipo di accesso solleva questioni delicate sulla privacy degli utenti e solleva dubbi sulla trasparenza delle politiche di condivisione dei dati tra le due aziende.

La stretta collaborazione tra Netflix e Meta non si limita solo alla sfera degli affari, ma solleva anche domande riguardo alla competizione nel mondo dei contenuti online e alla concentrazione di potere nelle mani di poche grandi aziende.

Mentre Netflix continua a consolidare la sua posizione come uno dei principali fornitori di contenuti online, Meta sembra essere costretta a rivedere la sua strategia per competere in un mercato sempre più dominato da giganti dell’intrattenimento digitale.

Non è la prima volta che Meta si trova sotto accusa

Questa non è la prima volta che Meta, precedentemente conosciuta come Facebook, si trova sotto accusa per la gestione dei dati privati degli utenti. Nel 2022, l’azienda è stata multata in Irlanda con una sanzione di ben 265 milioni di euro, in seguito alla violazione dei dati di oltre 500 milioni di utenti tra il 2018 e il 2019.

La nostra privacy sempre più in equilibrio precario

L’emergere dei documenti legali nel contesto di una causa antitrust contro Meta, l’azienda madre di Facebook, getta luce su una stretta collaborazione tra la piattaforma di social media e Netflix, che va oltre la semplice pubblicità. L’accusa che Netflix potrebbe aver ottenuto accesso ai messaggi privati degli utenti di Facebook solleva ulteriori preoccupazioni riguardo alla tutela della privacy e sulla trasparenza delle politiche di condivisione dei dati.

In un panorama digitale sempre più dominato da grandi aziende, l’equilibrio tra innovazione, concorrenza e rispetto della privacy degli utenti diventa sempre più cruciale e talvolta precario.

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