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“Oro Raro”: un marchio che unisce tradizione e originalità

Nell’affascinante e competitivo settore dei gioielli, attraverso un mix di eredità familiare, determinazione e un tocco di creatività, Piera Improta ha trasformato “Oro Raro”, un’attività tradizionale, in una potente e autentica forza nel mondo dei social media.

Con oltre 27 anni di storia alle spalle, il negozio “Oro Raro” a Portici ha visto Piera trasformare la visione dei gioielli e il loro modo di essere visti dal pubblico, raggiungendo sempre più persone, portando una ventata di freschezza e innovazione all’attività di famiglia.

La redazione di Demi News ha intervistato Piera Improta, che ha scelto di condivide con noi la sua straordinaria esperienza imprenditoriale, rivelando le sfide affrontate, le strategie di successo e la sua visione per il futuro del marchio “Oro Raro”.

Intervista a Piera Improta

Raccontami la tua storia, come è nato il brand “Oro Raro”, cosa facevi prima e dove sei arrivata ora?

“Il negozio “Oro Raro” era dei miei, è aperto a Portici da quasi 27 anni quindi c’è una storia dietro che andava mantenuta. Non è stato facile. Il brand non nasce con me, in realtà nasce con loro, sono loro la vera storia. Io più che altro ho cercato di portarla al grande pubblico, se così lo possiamo chiamare. Il social è comunque un ambiente molto grande, è un po’ come un pubblico che va a vedere uno spettacolo, decide se andare a vederlo o meno. È come l’acquisto di un biglietto fondamentalmente, è come se tu andassi in scena ogni giorno con uno spettacolo diverso.

Il tutto nasce perchè il nonno era uno degli orefici più antichi a borgo degli orefici, aveva cominciato a 10 anni a fare questo lavoro, da piccolo. Poi quando mio padre si è sposato, nonno lanciò l’idea di aprire un negozio. Siccome papà faceva un altro lavoro e mamma non lavorava (mia mamma però è stata figlia di commercianti perchè i miei nonni materni facevano i tappezzieri). Quindi chi si poteva occupare di aprire un negozio ed essere così la faccia del negozio? Mia mamma, quindi io poi ho preso le redini in mano di “Oro Raro”. Da piccola ho quindi sempre vissuto questo ambiente. Però non avevo mai pensato di mettermici da dentro. 

Poi è venuta la pandemia, che ha un po’ cambiato gli equilibri in casa anche emotivi, tanto che loro volevano chiudere. Però a me non mi andava giù. Perchè, immagina due ragazzi, trentenni, che si sposano, decidono di aprire un negozio, quindi ci mettono dentro tutta la passione, i risparmi. Creare un negozio dal niente non è facile e vedere tutto questo buttato via per una crisi che non dipende da te, un po’ mi bruciava.

Quindi io partivo da competenze zero, anche perchè nelle mie prime idee di quello che sarei voluta diventare da grande era tutt’altro. Però quando ho sentito il richiamo della chiusura, ho un po’ storto il naso, non mi andava a genio. Ma partivo dal non sapere nulla, non avevo idea di cosa significava algoritmo, non sapevo che cosa voleva dire pubblicazione, gli hashtag, una roba che per me era arabo. 

La mia idea è arrivata dalle ragazze che fanno marketing per pubblicizzare prodotti dimagranti ecc…, che lavorano con il pubblico. Inizialmente ho guardato loro come lavoravano. Quello che volevo apprendere era il loro modo di approcciarsi al pubblico perchè io cercavo un approccio intimo, non volevo qualcosa che sapesse di freddezza o stereotipato. Gli stessi font, l’accortezza a fare la pagina iniziale con la stessa cromazione, tutte cose un po’ asettiche per me che non rappresentavano poi il negozio. 

Il negozio ha sempre avuto una sua filosofia, che era quella di non utilizzare marchi, ma di andare a ricercare la qualità del prodotto. È il gioiello ad essere protagonista, quindi il marchio fino a un certo punto. Quindi questo “Oro raro” io lo volevo portare anche online. I primi mesi mi studiavo i profili, andavo a sbirciare chi chiedeva il prezzo, chi non lo chiedeva, quali erano i post con maggiore impatto”

Quali sfide imprenditoriali hai affrontato lungo il percorso, come hai superato gli ostacoli per raggiungere il successo attuale?

“Perseveranza. Non mi sono mai abbattuta. Nel mondo dei social incappi molto nel trovare materiale uguale. All’inizio per farmi conoscere è stato difficile, la gente non si fidava. Io non ho il pagamento alla consegna, sono stata lontana rispetto a questa tipologia di acquisto e non tutti riuscivano a mettere i soldi in mano a una persona che non conoscevano. Quindi il mio lavoro è stato prettamente di metterci la faccia. 

Quindi gli ostacoli incontrati sono stati ad esempio i competitor che vengono a fare un po’ di indagini di mercato, ti trovano e cercano di affossarti, però io sono rimasta sempre ferma alla mia semplicità. Mi sono sempre mostrata senza artifici, a volte anche senza trucco, ho puntato su quello che noi siamo, cercando di potare sui social un po’ quella che è la filosofia interna, caratteriale di me, mia madre e mio padre. Ho cercato di portare nel brand quello che siamo senza essere finti. Anche nei rapporti con i clienti ho sempre puntato alla trasparenza”.

Quindi è nata così l’idea di essere un’influencer più alla mano abbattendo gli stereotipi dei social?

“Solitamente le influencer ti mostrano la loro vita anche privata e pubblicizzano milioni di cose, magari non testandole neanche, io però non voglio essere contro le influencer di oggi, ognuno fa il suo lavoro. Però il prodotto, idealmente, lo provano nel momento in cui decidono di essere dipendenti di queste aziende, non lo provano prima e poi magari possono realmente parlarne, fanno solo pubblicità.

Invece nel mio caso sono influencer di me stessa, quello che porto avanti è il brand “Oro Raro”, è la donna. Io faccio la brand influencer del mio negozio, quindi è un’esperienza diretta. Io sono stata contattata da tante aziende, anche dei marchi esteri che volevano arrivare in Italia tramite me, ma io ho rifiutato”.  

L’uso del social ha fatto la differenza per Oro Raro?

“Assolutamente, però io dico sempre l’uso giusto del social. Non ho mai acquistato follower, sono tutti spontanei, oppure perchè ho usato delle strategie di pubblicazione. Ho venduto in Messico, in Germania, in Inghilterra e il social mi ha aiutato ad arrivare a più posti possibili. Le potenzialità dei social sono enormi se sfruttate nel giusto modo, peccato che purtroppo non sempre si riesce.

Anche se “Oro Raro” è un piccolo profilo, molte ragazze mi hanno chiesto i gioielli in regalo per pubblicizzarli e per lavorarci, ma non potevo regalarli a tutti. Ci si può affidare a una, due influencer che hanno dei profili promettenti, che anche se non sono famose, ma vedi che lavorano come ti piace, perchè bisogna anche trovare la connessione giusta con le proprie collaboratrici, quello sprint, il profilo che ti da quel quid in più.

Anche le pubblicazioni fatte da terzi ti aiutano ad arrivare a persone che tu normalmente non avresti raggiunto. L’importante è affidarsi a persone giuste, io mi sono affacciata sempre a persone migliori di me per imparare.

E per inserire i miei in questo percorso, che ci è voluto. Giustamente loro provenivano da una cultura della gioielleria alta, dell’oggetto creato che sapeva di artigianato, l’oggetto particolare che potevi trovare solo da loro. Per chi nasce con questa cultura poi è dura modificarla, però devo dire che sono stati dei genitori giovani sotto questo punto di vista, che si sono messi al servizio, perchè poi si sono resi conto: o bere o affogare”.

Credi esistano stereotipi comuni associati alle donne che lavorano in questo settore, se sì, quali sono e come influenzano il tuo lavoro?

“Purtroppo si e nel mio caso molte clienti anche mi dicono: “Piera ma come mai tu non ti trucchi spesso nei post?” Perchè comunque l’aspetto fisico comunque è importante. Mi definisco un po’ rotonda, quindi il fatto che debba mostrarmi a mezzo busto per me è un vantaggio, perchè se dovessi mostrarmi per intero non avrei il seguito che ho, ma un po’ di meno. Sono stata anche offesa nelle stories per il mio aspetto fisico. Io poi me lo faccio scivolare perchè ho una personalità forte e non mi lascio colpire, però molte ragazze potrebbero avere dei problemi con delle offese così.

Sono riuscita ad arrivare alle persone giuste, quindi pian piano la mia fetta di mercato si è aperta. Ma se dovevo basarmi solo sul mio viso, probabilmente per quanto carino possa essere, non avrei mai ottenuto quello che ho avuto con il tempo. Se fossi stata più bella, appariscente, avrei avuto molto di più. Quindi nel mio piccolo ci ho messo molto di più perchè non ero questa grande presenza scenica. Sicuramente devi beccare la clientela giusta.

Dall’inizio ho provato sempre a concentrarmi sulla semplicità, c’è stato un anno, nel periodo invernale in cui facevo i video con i fascioni col fiocco che si usano per raccogliere i capelli per struccarsi.

Mai una persona che vende penserebbe di presentarsi in pubblico in questo modo, eppure io l’ho fatto, non so se sono stata incosciente, se non ci ho badato. Se fossi stata molto più incline a mostrarmi in determinati modi probabilmente il mio profilo avrebbe ad oggi molti più follower, anche perchè avrei attratto al segui anche il pubblico maschile, invece ho fatto un’altra scelta”.

Cosa consiglieresti ad altre donne che desiderano entrare nel settore della vendita dei gioielli sui social media per affrontare e superare gli stereotipi di genere?

“L’idea è di non metterli in evidenza, cioè di continuare ad essere se stesse. Di mostrare i loro difetti prima dei pregi, sempre e comunque. E poi una cosa importante è la trasparenza. Servizio clienti che davvero aiuti il cliente. Perché, ti faccio un esempio, se io acquisto un gioiello e poi dopo non lo posso aggiustare, qualora si rompa, perché nella vita sicura è solo la morte. Che un gioiello possa cadere a terra e rompersi è nella normalità delle cose, non è una cosa così assurda che l’oggetto subisca un danno.

Che sia di una pietra che cade, che sia di una cucitura che si apre, di qualsiasi problema, se tu sei lì a risolvere questo problema al cliente, il cliente dopo tornerà da te. Soprattutto se lo hai fatto poi in tempi celeri, se sei stata gentile. Cioè noi pensiamo che la gente non noti queste cose, ma è così. Notano tutto, anche il modo in cui gli rispondi, se cortesemente o scortesemente. Questo non significa, certo, che il cliente ha sempre ragione, perché non è così. Questa è un’altra cosa.

Alle ragazze io dico sempre mostratevi per quello che siete. Non fatevi prendere la mano soprattutto col fatto che chi ha tanti follower sia sicuramente migliore di te. La costruzione del profilo deve essere vera. Non deve passare attraverso l’idea che se hai due milioni di follower sei qualcuno. Tu sei qualcuno anche se ne hai cento. Quei cento ti seguono. Quei cento ti condividono le storie, ti commentano, ti mettono il cuoricino famosissimo tattico. Quello che è importante è la reazione che tu stimoli e la spinta a risponderti. Che tu poi abbia 3 milioni ma poi ti commenta una sola persona puoi avere tutto quello che vuoi, ma non hai niente”.

In che modo Oro Raro cerca di differenziarsi sul mercato attraverso l’innovazione nel design, nei materiali utilizzati?

“Nel mio caso io provenivo dal fatto che da me utilizzavano oro 18 carati. Punto. All’inizio era quello, non si scampava. Loro avevano le argenterie, quelle lì proprio classiche, vasi, cornici, svuotatasche, si puntava sempre alla qualità, attraverso l’utilizzo di materiali nobili. Quindi quando io sono entrata in gioco, non potevo farlo con l’oro. Però, idealmente, i brand oggi utilizzano materiale meno nobile, ma per contenere i costi. Come io capisco che per una persona ad oggi pensare di comprare l’oro a 60, 70 euro al grammo è un mutuo.

Cioè, una persona che deve fare un regalo, di certo non può regalare una cosa di un grammo. Che regali? Niente. Quindi già deve andare su una cosa che sta 5-6 grammi, ma neanche. Quindi quando io sono entrata in gioco, non volevo assolutamente avere a che fare con leghe come l’ottone, come il bronzo, non sono per noi, perché non volevo creare un stacco totale dalla gioielleria, perché sapevo che non li avrei potuti tramutare. E quindi ho scelto l’argento 925, che è un materiale comunque nobile, quindi con una percentuale di argento molto alta, che non scurisce e mi sono affidata alle pietre naturali.

Per un periodo ho lavorato con le pietre idrotermali, che sono pietre che si trovano nell’acqua e si attivano con l’acqua. Quindi è tutto naturale, ho cercato di mantenere quanto più possibile il fatto che dalla gioielleria uscissero dei gioielli, non uscissero dei bijoux. Dunque sono andata alla ricerca di pietre naturali. Lo stesso zircone, che per quanto possa sembrare commerciale, ma se usato in maniera naturale, ha la sua resa.

Poi mi sono affacciata all’inizio a cose che avevano un costo piccolo, perché per farmi conoscere e far conoscere “Oro Raro”, ho dovuto avere a che fare con cose di 15 o 20 euro, giustamente. Adesso, dopo tre anni di attività intensa, adesso arrivo a far acquistare cose che costano 200-300 euro. Quindi sono passata da un range basso a un range medio-alto, avendo anche gioielli da 30, 40, 50 euro, un budget di un regalo abbastanza normale.

Però sono arrivata adesso ad utilizzare anche aziende che montano sull’argento pietre come, che ne so, delle tormaline, dei quarzi, che il quarzo normalmente si usa sull’oro. Mi sono dovuta differenziare con la qualità, non montando strass, non incollando, ma incastrando”.

Ci sono delle innovazioni tecnologiche usate nel processo di progettazione e produzione dei vostri gioielli?

“Al momento no perché io non li progetto, significherebbe creare poi una mia linea che poi in realtà è in progetto anche quello, però ci vuole un po’ più di tempo, è un discorso a parte. Quindi io diciamo che sono una rivenditrice che si va a scegliere i gioielli che parlano del marchio Oro Raro, ma non lo creo io. Sono lontana un pochettino, però c’è in mente di accoppiare al marchio una linea proprio del brand”.

Quali strategie di marketing ritieni più efficaci per promuovere i tuoi gioielli sui social media e raggiungere il tuo pubblico?

“Io l’unica cosa che controllo prima di pubblicare sono i miei orari giornalieri. La strategia è controlla qual è il giorno su Instagram, l’orario giusto, dopodiché utilizzi un format che è video, più testo coinvolgente relativamente al periodo che si sta vivendo, alla giornata, al sole, se piove. Vado a motivare le persone. La mia strategia sono sempre le persone.

Io mi muovo a seconda del loro umore e quindi non c’è nessuna strategia che è quella di leggere il tuo pubblico. Solo quello. Non utilizzo niente. Se avrò fatto qualche advertise su Instagram ma sarà stata all’inizio per lanciarmi. Dopodiché io non conosco più pubblicità a pagamento. Cioè non è il mio lavoro, è la mia persona sempre a servizio. Quella è l’unica strategia”.

Quali sono i principali vantaggi e opportunità che vedi nel vendere i gioielli tramite piattaforme social rispetto alla vendita diretta?

“Io faccio entrambe, quindi io la linea diretta riesco a tracciarla poco. Perché non avendo l’e-commerce, sul social ci sono sempre io, diventa sempre una vendita diretta per me. Fondamentalmente ho sempre a che fare con le persone. Non ho una piattaforma dove le rimando, e questa è anche una scelta, io ho trattenuto tutto come se ti portassi il negozio nel tuo telefono.

Cioè io ho puntato a non spersonalizzare, ho tentato di rendere l’esperienza più simile al negozio possibile. Portando proprio questo, la capacità che dietro un telefono tu hai delle persone, non hai un computer che ti risponde, o che ti risponde dopo 8 ore, 10 ore, tramite mail. Quindi per me è quasi sempre diretta.

Sicuramente ho a che fare con più gente così. Questa è un vantaggio fondamentale, che il mondo del social mi fa vendere di più. Al negozio “Oro Raro” può venirci chi può usare la macchina, chi utilizza i mezzi, chi utilizza il bus, ma non tutti. Io ho riscontrato che nel momento in cui anche Portici per Portici, sapendo che io ho anche il servizio di consegna, che faccio io, nell’Interland, preferiscono quello, anzichè venire in negozio. Per me sarà sempre un face-to-face, anche tramite il telefono, sono sempre io”.

Quali sono i tuoi obiettivi di crescita per il futuro di Oro Raro sui social media e quali passi stai intraprendendo per raggiungerli?

“Io avrei voluto, o vorrei, riuscire ad aprire un altro punto vendita “Oro Raro”. Un’altra base italiana, che può essere la Toscana, che c’è più verso il nord. Non Milano, perché lì è pieno di gioiellerie. Però punterei all’apertura di un altro negozio, però è solo un’idea. E poi, ovviamente, punto sempre ad accrescere il numero di persone che indossano Oro Raro. Lo indossano pensando proprio a se stesse. Perché io dico sempre questo, la donna si deve volere bene a prescindere che vicino abbia una famiglia, un uomo o delle amiche, in generale.

Punto sempre a più donne che scelgono consapevolmente dove acquistare anche per un senso di appartenenza, di emozione. Questa è la cosa che mi fa piacere. Mi fa piacere anche che leggano un po’ quello che per me è lo spirito di avvicinamento ad un brand. Cioè di sentirsi parte di quel brand, di sentirsi parte di quello che pensa, di quello che propone, di come lo propone. Una donna che si guarda allo specchio con una collana, magari che è nostra, e dice sono proprio contenta di averla acquistata perché mi parla di me. Vorrei avvicinare molto le donne a loro stesse.

Sembra un’assurdità, ma questo è quello che punto a fare ogni giorno. Io cerco con il mio lavoro non solo di vendere, perché poi quello è relativo, perché poi si intrecciano tante relazioni intorno al mondo, tante connessioni. Molte diventano persone che si fidano di te, quindi poi ti senti un po’ custode. Mi ha dato l’opportunità di conoscere tante cose, come di conoscere tante cose di me. Molte caratteristiche che non pensavo di avere sono uscite fuori con questo lavoro.

Però è un lavoro a tutti gli effetti, cioè chi pensa che chi lavora dietro al telefono non lavori, ha sbagliato palazzo. Chi pensa che stare dietro a un telefono sia facile o che se stai sul divano sei a riposare non è così. Dicono: “Eh, tu lavori col telefono, beata te”. Io vorrei farli stare un solo giorno nella mia vita per fargli capire con quante persone hai a che fare, con quante persone devi essere non te stessa a volte.

Sai quante mattine uno si sveglia, che non c’ha voglia, penso succeda a tutti. Invece devi essere sempre gioviale, carina, gentile, con il sorriso sulle labbra, e magari non ne hai voglia. Capitano quelle giornate. E rispondi a cento, a duecento persone al giorno. A volte è sempre la stessa cosa perché ti chiedono lo stesso oggetto e tu devi dire le specifiche tutte le volte. È un lavoro tosto.

Ti ripeto, io semplicemente ho dato voce a qualcosa che già c’era, quindi in realtà poi dopo divento io il viso perché lo porto tutti i giorni io ormai, ma il gran lavoro è stato fatto dalla mia famiglia, loro l’hanno creato dal niente. Mi sono sentita un po’ portatrice di un progetto, che ho reinventati tanto, anche perché è cambiata la cultura in Italia.

Se prima per un battesimo tu regalavi l’oro, oggi no, regali la busta, oggi regali il telefono, il computer, il tablet. È cambiato tanto e quindi tu ti devi anche in qualche modo mettere al servizio di questi cambiamenti. E invece ho cercato di creare quella necessità che magari pensavi di non avere. Unisco molto l’evoluzione della donna e la sua personalità.

Io dico sempre voi non pensate solo a me, Piera, gioiello, pensate a voi, a quella cosa che guardate un giorno e quella volete. Anche perché, dove sta scritto che una persona te la deve comprare? Che tu poi me la voglia regalare è un altro paio di maniche. Si aprono altri argomenti. Ma non vedo perché io non debba guardare una cosa e volerla. L’obiettivo era unire la personalità in evoluzione della donna con la vendita del gioiello. Ho puntato molto su questo”.

Qualità e trasparenza: la chiave del successo di “Oro Raro” sui social

Attraverso la sua dedizione alla qualità, alla trasparenza e alla capacità di ascolto del pubblico, Piera ha reinventato il marchio “Oro Raro”, dimostrando che non solo è possibile crescere nel settore della vendita di gioielli sui social media, ma è anche possibile farlo con integrità e autenticità.

La sua storia è un esempio di come la perseveranza e la comprensione delle esigenze dei clienti possano trasformare un’attività tradizionale in una potente forza di innovazione nel mercato dei gioielli. Con uno sguardo al futuro, Piera continua a guidare il suo marchio migliorandolo ogni giorno, puntando ad arrivare a sempre più persone che indossano “Oro Raro”, mantenendo sempre salda la sua visione di unire la personalità delle donne con l’acquisto di gioielli significativi.

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