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Robot e autismo: il progetto Kaspar

Sul tema che intercorre tra robot e autismo, possiamo notare che la tecnologia sta assumendo in questo senso un ruolo davvero significativo. Un esempio concreto è rappresentato da Kaspar, un robot speciale che ha aperto nuove prospettive per la terapia e l’apprendimento delle persone autistiche.

Robot e autismo, un binomio futuristico che oggi, ma anche in passato, si è rivelato sorprendentemente attuale. Esploreremo infatti il modo in cui Kaspar, questo il nome del progetto, può offrire un aiuto concreto. Scopriamo dunque tutto ciò che c’è di importante da sapere su questo piccolo ma affidabile robot.

Robot e autismo: un passo indietro necessario

Per comprendere al meglio l’uso ed anche il significato di questa tecnologia, bisogna fare un passo indietro e definire cos’è l’autismo. L’autismo è un disturbo neurologico che influisce sulla capacità di comunicazione e interazione sociale delle persone. Le persone affette da questo disturbo possono incontrare difficoltà nell’interpretazione e nell’espressione delle emozioni, nella comunicazione sia verbale che non verbale, e, soprattutto, nell’apprendimento di competenze sociali.

Per affrontare queste importanti problematiche in modo adeguato, il robot Kaspar è stato appositamente progettato per interagire con le persone affette da autismo. Infatti, possiamo notare come la sua figura umanoide e le espressioni facciali realistiche rendono il compagno robotico un partner ideale per l’apprendimento e il gioco, e queste caratteristiche umane favoriscono una maggiore fiducia nell’interazione. E dobbiamo parlare proprio di fiducia, perché è importante far sapere che Kaspar è altamente personalizzabile, consentendo a ciascun utente di adattare l’esperienza secondo le proprie esigenze individuali.

Infatti, la sua “pelle” viene definita “RoboSkin”, ed ha un compito molto importante: essa aiuta i bambini a imparare come applicare la giusta pressione nei contatti fisici durante le interazioni con i loro coetanei. Questo perché capita che diversi bambini affetti da autismo hanno difficoltà a regolare in modo adeguato la forza con cui toccano gli altri. Anche in momenti come questi dunque, Kaspar fornisce un ambiente di interazione sociale sicuro, facilmente comprensibile e rassicurante per aiutarli.

Da dove arriva Kaspar?

Ma da dove nasce l’idea di questo simpatico amico? Negli anni Ottanta, Kerstin Dautenhahn, una delle migliori donne in ambito di progetti informatici tedeschi, specializzata in robotica sociale, ha avviato un percorso di ricerca finalizzato allo sviluppo di giocattoli robotici terapeutici con l’obiettivo di incoraggiare l’interazione tra i bambini autistici e gli altri. La sua ricerca la porta fino al 2005, quando questa indagine portò alla creazione del Progetto Kaspar. Questa iniziativa fu promossa da Dautenhahn presso l’Università di Hertfordshire. L’obiettivo principale del progetto era la creazione di un robot con due funzioni interconnesse. Ci rendiamo dunque conto che un progetto capace di coniugare robot e autismo parte da lontano.

Kaspar è stato concepito innanzitutto come un “mediatore sociale”, ovvero un facilitatore delle interazioni tra i bambini autistici e le persone con cui entrano in contatto. Il suo utilizzo è esteso non solo ai bambini con diverse abilità comunicative, ma coinvolge anche terapisti, insegnanti e genitori. Il secondo ruolo di Kaspar, strettamente legato al primo, riguarda l’aspetto terapeutico ed educativo, mirato a stimolare lo sviluppo delle competenze sociali nei bambini affetti da autismo.

Robot e autismo: come funziona l’interazione?

Adesso però bisogna porre una domanda. Se Kaspar rimane comunque una tecnologia basata su un software, come fa il robot a comunicare? Kaspar usa un’interfaccia intuitiva e in questo modo riesce a comunicare con i bambini autistici. Per esempio può imitare espressioni facciali e gesti, incoraggiando la comprensione delle emozioni e migliorando le abilità comunicative. Questo suo grandissimo utilizzo permette all’interlocutore di comprendere meglio le risposte del compagno robotico e di ottenere sempre più fiducia col passare del tempo. Senza di essa, un bambino autistico perderebbe l’interesse e non si confronterebbe mai con nessuno.

Ora però analizziamo questa interconnessione tra robot e autismo, vedendo come il robot da compagnia possa influenzare il futuro dei bambini. Kaspar può contribuire a migliorare le abilità sociali, quali il contatto visivo e la comunicazione, sia verbale che non verbale. Inoltre, promuove l’apprendimento attraverso il gioco, favorendo lo sviluppo di competenze cognitive e linguistiche nei bambini affetti da autismo. Non è tutto, possiamo anche dire che Kaspar è in grado di creare un ambiente di apprendimento confortevole e privo di stress, contribuendo così al miglioramento del benessere complessivo delle persone con autismo.

Casi studio

Fino ad ora ci sono diverse famiglie che hanno avuto un contatto con questa tecnologia. Infatti, tra le storie di successo di persone con autismo che hanno beneficiato dall’interazione con Kaspar ci sono tante famiglie rimaste soddisfatte. Molte infatti hanno condiviso testimonianze toccanti di come il robot abbia aperto nuove porte per i loro cari. La capacità di Kaspar di creare un ambiente sicuro e confortevole ha fatto una differenza significativa nella vita di molte persone con autismo.

In linea definitiva possiamo dire che il progetto che coniuga robot e autismo possa incoraggiare i bambini autistici a partecipare a una vasta gamma di giochi interattivi, spesso complessi per loro poiché implicano attività particolari descritte in questo articolo come l’imitazione, il passaggio di ruoli (turn-taking) e la condivisione dell’attenzione (joint attention). La creazione di vari scenari di gioco ha permesso al team di Dautenhahn di condurre studi sull’efficacia terapeutica ed educativa del robot, non solo per i bambini autistici, ma anche per altri bambini con esigenze speciali.

Ma i robot possono avere comportamenti strani? Questa è sicuramente una delle domande che vorremmo non fare mai. Forse reduci da film come Io Robot o Terminator, abbiamo paura di un futuro in cui le macchine possano prendere il controllo. Possiamo dire oggi che il robot non manifesta risposte negative o atteggiamenti che possono portare ad escludere il bambino. Il suo software infatti è programmato per l’effetto opposto, ossia l’integrazione e la relazione. Le reazioni del robot sono costantemente chiare e prevedibili, con una bassa probabilità di generare fraintendimenti, il che cercano di infonde sicurezza nei bambini. Ricordiamo che il suo scopo è proprio questo, ed il suo progetto un ambito positivo per il futuro di poveri bambini affetti da autismo.

robot e autismo

Guida all’uso

Adesso vediamo un po’ gli aspetti tecnici di questo progetto di congiunzione tra robot e autismo. Come suggerisce questa fonte il nostro simpatico amico ha una larghezza di 45 cm, un’altezza di 55cm da seduto, una lunghezza di 50cm e per finire un peso di 15kg. Sembra proprio di avere in casa un altro bambino, non è vero?

Per quanto riguarda i sensori, esso porta delle Telecamere negli occhi ed altri sensori di resistenza alla forza o sensori tattili capacitivi. Kaspar è composto da un corpo in fibra di vetro, delle parti del telaio e della testa in alluminio mentre per finire il suo volto è in gomma siliconica.

Come si controlla Kaspar? Il piccolo robottino può essere comodamente controllato attraverso un PC esterno a cui va prima applicata una chiavetta USB. Un altro modo per controllarlo è utilizzarlo in modalità wireless attraverso un mini PC integratoIl suo costo, dice la guida, è di €250,000. Anche se lo abbiamo già ripetuto prima, il suo anno di rilascio è del 2005.

Adesso però dobbiamo porci l’ultima domanda. Che cosa rappresenta Kaspar? Un giocattolo, un robot, uno strumento educativo? Per rispondere a questa domanda, interviene il Prof. Robins che in questo articolo definisce Kaspar come un dispositivo di mediazione sociale, un ausilio che permette ai bambini autistici di sperimentare l’interazione con gli altri in modo semplificato. Un primo passo alla scoperta di un mondo al di là di se stessi. Speriamo abbiate apprezzato la guida e che Kaspar possa migliorare il nostro futuro.

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