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Robotica e inclusione: il progetto nel carcere di Torino

Cosa accomuna la robotica, l’intelligenza artificiale ed i carcerati? Questo articolo potrebbe stupirti, in quanto tratteremo  dell’incontro tra il futuro ed il sistema penitenziario.

Recentemente, si sta parlando di un argomento parecchio interessante che colpisce due mondi a prima vista molto differenti: la tecnologia e il sistema carcerario. Oggi, studieremo cosa influisce tale sistema attraverso il suo “edificio ideatore”: la Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”, di Torino, evidenziandone tutti i pro e i rispettivi contro.

Il carcere predilige un sistema innovativo, “tutto italiano”, che ha a che fare proprio con l’inclusione dell’alta tecnologia all’interno di un ambiente unico.

Di cosa si tratta?

L’Adnkronos ne parla in questo articolo secondo cui l’ambiente carcerario potrebbe, presto, diventare un luogo destinato alla formazione di discipline interessanti come la Matematica, la Robotica e la Programmazione. In esso verranno incluse delle proposte formative per sviluppare l’uso e la programmazione di robot industriali, il coding e la saldatura robotizzata per tutti i carcerati dimittendi. Ciò significa che i galeotti avranno modo di imparare a convivere con le tecnologie in via di sviluppo, traendo da esse delle possibilità lavorative e determinate competenze tecniche rispetto a chi, purtroppo, ancora non le ha sviluppate.
Questo progetto formativo ha infatti lo scopo di premiare i detenuti più meritevoli, portandoli a migliorare la qualità della loro vita ed incrementare le occasioni per il proprio futuro. Ma di questo ne parleremo tra poco.

Chi sono i Direttori di questo progetto sulla Robotica?

I principali direttori di questo progetto sono Martino Zucco Chinà, impegnato nell’ambito formativo, ed Ezio Fregnan, direttore della Comau Academy. Secondo le parole di Chinà sappiamo che: “L’elemento sfidante di questo progetto è investire nell’acquisizione di competenze altamente specializzate. Attraverso cui favorire il reinserimento sociale dei detenuti anche quando il background formativo e lavorativo è caratterizzato da fattori di rischio di marginalità sociale. In tal modo il tempo della pena diventa realmente occasione e opportunità di un futuro dignitoso da cittadino libero”.

Entrambi i direttori sono d’accordo sul fatto che dare l’opportunità ai detenuti di sviluppare questa formazione, significa costruirsi le basi per un futuro innovativo e dignitoso. Inoltre, tale progetto potrebbe essere implementato anche all’interno di scuole, aziende e istituzioni, grazie alla collaborazione della Comau Academy, partner tecnico e massimo esperto in Robotica Educativa, per la  fornitura di un e.DO Learning Center con pacchetti didattici utili alla formazione in aula e all’attenta preparazione dei docenti.

A guidare il progetto formativo figura anche la Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri. Tale fondazione si diversifica dalle altre per la sua longeva esperienza nella formazione professionale delle carceri. Da oltre cinquant’anni, infatti, la Casa di Carità pone davanti a sé un importante obbiettivo: dare rilievo alle figure emarginate della società, attraverso un più ampio orizzonte di possibilità.

Ma chi ha finanziato il progetto?

Stando all’articolo di Forme Online, il progetto di Torino è stato finanziato dalla stessa città, ed è indirizzato ai soli prigionieri “dimettendi”, ovvero coloro che potranno uscire dal carcere entro 24 mesi per tornare ad una nuova vita. Perché proprio loro? Perché tra tutti i carcerati sono quelli più vicini alla libertà, e dunque anche meritevoli di riuscirsi a ricreare una volta usciti di prigione.

Quando è iniziato il progetto di Robotica ed Inclusione per i detenuti?

Stando a quanto appreso online, il progetto di Inclusione della Robotica all’interno delle carceri è iniziato nel Luglio di quest’anno per concludersi nel Dicembre dello stesso. Ma non è tutto: il progetto della Robotica si distingue per la sua ampia portata che va oltre le competenze tecniche tradizionali. Infatti, il progetto non tratta solo di acquisire conoscenze sulla Robotica e l’Automazione, ma di sviluppare anche “competenze di cittadinanza” e soft skills. Tali elementi hanno come obiettivo il reinserimento dei partecipanti nella società e nel mondo del lavoro, offrendo loro un bagaglio completo di abilità. Tali abilità, come già accennato sopra, saranno ramificate principalmente nel campo della matematica, del coding e della gestione delle intelligenze innovative più moderne.

Una volta che l’anno sarà terminato, si potranno tirare le somme e valutare se il progetto ha ottenuto un riscontro positivo. Dunque, almeno per il momento, non ci sono ancora fonti autorevoli per sapere in anticipo il procedimento della fase 2.

Come è nato il progetto?

Questo progetto è nato per accompagnare i detenuti in un percorso di attivazione delle “competenze di cittadinanza”, necessarie per il reinserimento sociale e lavorativo. Tali competenze, come specificato in precedenza, potranno essere diverse a seconda della formazione adeguata al detenuto. In questo modo i detenuti con una pena inferiore ai 24 mesi avranno l’opportunità di sviluppare solide basi nel mondo della Robotica e Automazione.

Perché è importante che i detenuti possano sviluppare queste competenze? Stando agli sviluppatori di questo progetto, questo è l’unico modo per cui essi possano acquisire un profilo di occupazione adeguato ai cambiamenti tecnologici in atto. Così facendo, i detenuti potranno ottenere più facilmente una nuova possibilità.

“Percorsi formativi che consentano di trovare un posto di lavoro, sono una delle risposte più necessarie ai bisogni delle persone detenute. L’uscita dal carcere, dopo il periodo di esecuzione della pena, deve essere un momento di riscatto e non un momento di nuova difficoltà”, commenta la Direttrice del Lorusso e Cutugno.

Possiamo indubbiamente dedurre che il progetto  all’interno del carcere non è una questione semplice da gestire. Però, dobbiamo tenere in considerazione che l’alta tecnologia e le innovazioni hanno una marcia in più; marcia che potrebbe facilmente facilitare la vita ed i progetti positivi per il fatto umano, come ad esempio il Robot Kaspar che interagisce con bambini affetti da disabilità, consentendo loro di agevolare la comunicazione, così da non farli sentire “differenti”. O ancora, le tecnologie moderne le quali, una volta sviluppate nel prossimo futuro, avranno sempre e comunque bisogno di una figura che le sappia gestire ed utilizzare. A questo proposito ricorre una frase ricorrente, che recita: “Di per sé, l’intelligenza artificiale non è pericolosa perché non può far nulla senza un comando”.

Chi saranno i Robot del Futuro?

Per rispondere, non dobbiamo neanche viaggiare troppo con la fantasia. Basti pensare a scenari odierni, che all’epoca sembravano solo una “realtà da film”: non trarne vantaggio potrebbe influire negativamente sul giudizio di questo e di tanti altri progetti futuri.
Ci sono tantissime opinioni positive verso lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, e secondo fonti certe il genere umano non rischia di fare la fine di un “Terminator” o di un altrettanto famoso “Black Mirror”.

Ma quindi che aspetto potrebbero avere i robot del futuro? Prendiamo per esempio Amazon impegnata nello sviluppo di Astro, un simpatico robot per aiuto in casa, o il già citato Kaspar. Queste piccole creazioni hanno un aspetto umanoide, ma non sono né alte né tantomeno pericolose. Inoltre nell’aziende Tesla, di Elon Musk, esistono diversi robot che collaborano con gli esseri umani per il funzionamento ottimale della catena di montaggio, tra cui già figura il robot Optimus di 2° Generazione.

Nelle nostre case, esiste Chat GPT, un assistente ChatBot capace di rispondere a delle domande, fornendo aiuti anche specifici per un determinato settore (con relativi limiti). Da qui ad un prossimo futuro itech, basterebbe  dunque basarci sulla libera immaginazione, ipotizzando che queste tecnologie verranno presto implementate e sviluppate per dare alla nostra quotidianità un bullone in più. 

Quali sono i vantaggi della Robotica?

Tornando al carcere di Torino, facciamo ora un esempio pratico di alcuni benefici che un detenuto può ottenere. Grazie al progetto di inclusione, il carcerato che vede la libertà potrà trovare lavoro come assistente per la riparazione di alcuni macchinari. Oppure  iniziare una carriera da apprendista per qualche azienda che utilizza dispositivi robotici, manchevole di dipendenti che li sappiano usare.

Garantire progetti stimolanti come questo, può contribuire a ridurre periodi nulli e stressanti all’interno del carcere. Privati della maggior parte della propria libertà, i detenuti sono soffocati da mansioni di routine o scarsa inventiva. Ma, grazie a questo progetto, si potrà occupare buona parte del loro tempo in qualcosa di costruttivo e di interessante.

In conclusione, abbiamo visto insieme da chi è nata l’idea di questo progetto; relativi partner che hanno abbracciato questa formazione. Abbiamo dato un “volto” ai robot che, con le giuste probabilità, nel futuro si svilupperanno ulteriormente. Abbiamo chiarito i benefici di questo progetto spiegando nel dettaglio perché bisogna incentivarlo, e perché è importante non dimenticarsi di chi, adesso, si trova “ai margini del mondo”.

“In ogni vita c’è spazio per una seconda chance, un’opportunità di riscatto che attende solo di essere abbracciata.”

 

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