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“Vico Donnaregina”: dedicato alle donne resilienti di Napoli

L’8 marzo, il giorno della festa della donna, sarà inaugurato nel cuore di Napoli il primo vicolo dedicato alle donne resilienti. Si chiama Vico Donnaregina ed è la strada che collega via Duomo
con il museo Diocesano.

Davide D’Errico, fondatore del Vicolo della Cultura, ha affermato: “Con vico Donnareggina vogliamo lanciare un messaggio di speranza e cambiamento, di pari opportunità e di contrasto alla violenza di genere”.

Rione Sanità: un’accoglienza dal sapore di casa

Un’ accoglienza dal sapore di casa nel rione Sanità. Tra un murales e un altro, le edicole votive
contenenti libri che chiunque può prendere e lasciare e il profumo di ragù, ci siamo ritrovati
davanti a un bar moderno, dalle luci colorate, “con la musica che piace ai giovani”, un po’ rap e un
po’ pop. Il bar è frequentato da gente tranquilla, ha una selezione di alcolici che piacerebbero agli
amanti del buon bere e bibite realizzate con frutta fresca bio, a km 0.

Qui Davide D’Errico, ci ha dato appuntamento per raccontarci il suo nuovo progetto sul primo vicolo dedicato alle donne resilienti. Tra una chiacchiera e l’altra, tra i negozietti e le mercerie, i fruttivendoli fronte strada e le bandiere del Napoli, imponente alla nostra sinistra il palazzo dello Spagnolo, impossibile non entrarci e non godere della sua bellezza. Non ci hanno distratto le voci dei passanti, nemmeno il rumore del traffico.

Infine siamo arrivati nel primo Vicolo della Cultura, via Montesilvano, un opera meravigliosa di
Trisha Palma ricopre metà strada e improvvisamente sembra di essere in una città europea
qualsiasi. Rappresenta le celidonie, un fiore il cui nettare viene usato da alcuni uccelli per fare
aprire gli occhi ai pulcini, come a voler comunicare ai bambini del posto che l’arte aiuta ad
aprire gli occhi. Di fronte al murales c’è un’auto accuratamente parcheggiata davanti a
un’opera che ritrae Totó con Giancarlo Siani. Tutto il vicolo è ricco di arte, di cultura, di opere,
di libri, di persone che hanno voglia di fare, di vivere, di cambiare. Davide ci fa da cicerone e ce
lo racconta.

L’intervista a Davide D’Errico

Davide, come nasce Vico Donnaregina, il primo vicolo dedicato alle donne resilienti?

“Il vicolo per le donne resilienti è un sogno che si realizza. È il terzo ‘Vicolo della cultura’ presente
in città e non vediamo l’ora di inaugurarlo perché siamo nel centro storico di Napoli, patrimonio
Unesco, nei pressi di via Duomo, quindi una delle strade simbolo di Napoli. Il vicoletto si chiama
Donnaregina e sarà dedicato interamente alle donne. Giocheremo molto su questo concetto della
“donna regina”, tant’è che tutti i volti che disegneremo saranno volti simbolo delle donne
resilienti, avranno delle corone, come delle regine, e vorremmo che passasse il messaggio che
dobbiamo riprenderci, con la cultura, le città e i territori, come stiamo già facendo. Vorremmo
anche comunicare che c’è una regalità che dobbiamo riconoscere alle donne, che spesso
riconosciamo solo agli uomini. C’è una lotta per la parità su cui siamo troppo indietro e che il
nostro vicolo simbolicamente vuole gridare. Chi passerà di lì se ne accorgerà, perché ci saranno
solo donne incoronate e solo donne che condivideranno delle storie”.

Quali donne potremo incontrare in vico Donnaregina?

“Ci sarà la prima donna premio Nobel italiano. Poi il simbolo del femminismo in assoluto che è
Frida Khalo; una delle donne simbolo della cultura napoletana che è Matilde Serao, direttrice del
Mattino e scrittrice di un sacco di libri di successo. Insomma, ci saranno dei volti simbolo, ma
anche volti sconosciuti di donne che hanno fatto la storia di Napoli e che purtroppo nessuno
conosce. Una di queste è Guerriera Guerrieri, la donna che ha salvato la biblioteca di Napoli
durante un bombardamento. Oppure Maddalena Cerasuolo, una delle donne che ha combattuto
durante le quattro giornate di Napoli e a cui dobbiamo la resistenza napoletana e la liberazione dal
nazifascismo. Quindi tanta identità, tanto orgoglio, tanta cultura, ma soprattutto un messaggio di
speranza e cambiamento, di pari opportunità e di contrasto alla violenza di genere”.

Perché è stato scelto proprio vico Donnaregina per questo progetto?

“Ci sono due ragazzi, Anna e Andrea, che hanno fatto un investimento, una cosa rara. Una giovane
coppia che ha appena avuto un bambino ha deciso di investire in città, hanno scelto di aprire una libreria. Praticamente dei pazzi!” Hanno aperto questo caffè letterario e come segnale dal territorio hanno ricevuto un’aggressione. Qualcuno ha sfondato le vetrine, ha rotto le saracinesche, è entrato e ha messo a soqquadro il locale mentre era chiuso. I due ragazzi hanno fatto un post su Facebook e hanno ottenuto tantissima solidarietà. Sono riusciti ad aprire, ma non ad aggiustare le saracinesche. La libreria affaccia su via Duomo e su vico Donnaregina, che però rimane buio”.

La libreria di Anna e Andrea si chiama A&M Bookstore Mondadori e sono partner con piena dignità nel progetto. Loro seguiranno lo sviluppo del vicolo, la manutenzione e cureranno i libri.

“Anna mi ha raccontato – prosegue D’Errico – che una volta mentre svolgevano una delle loro attività per bambini piccoli, nel vicolo è passato un uomo ubriaco e senza pantaloni. Inoltre spesso i passanti sputano a terra, insomma il vicoletto è molto degradato. Eppure collega via Duomo con il museo Diocesano. Quindi questa storia è particolarmente bella perché non è solo il vicolo della cultura che rigenera un territorio, ma è la storia di ragazzi che hanno investito su Napoli e a cui noi diciamo: “Non vi preoccupate, lo sappiamo che è difficile questo territorio, che avete vissuto i vostri guai, però Napoli è anche una comunità resiliente, forte, che vi aiuta a farcela”. Secondo me tra napoletani per bene dobbiamo dirci: “Questa è casa nostra, dobbiamo rimanere e ce la dobbiamo fare””.

vico donnaregina

Quindi come nasce l’idea di un Vicolo della Cultura, in generale?

“Il primo Vicolo della Cultura nasce per riqualificare una strada completamente abbandonata. Era la strada dello spaccio di droga, ma era soprattutto buia e sporca. Noi abbiamo vinto il bando per gestire dei beni confiscati alla camorra, ci siamo chiesti come potevamo recuperare quei locali e
abbiamo capito che nonostante la buona volontà e la promozione di iniziative belle e gratuite,
nessuno sarebbe venuto in un posto così buio, dimenticato e degradato. Quindi abbiamo scelto di
riqualificare, non solo i beni confiscati, ma tutta la strada e fare un po’ l’opposto di quello che fa la
camorra, ovvero restituire valore, bellezza e ricchezza al territorio con un’opera di rigenerazione
urbana”.

In che modo avete operato sul territorio?

“Attraverso la cultura. In particolare, abbiamo esposto nel vicolo opere di street art raffiguranti
volti della cultura napoletana: Totò, Troisi, Pino Daniele, Sofia. Ma anche le edicole culturali, ossia
una riproposizione in chiave moderna delle edicole votive.
Le edicole votive nacquero nel ‘700 per l’intuizione di un prete che mise una “Madonna con
bambino” a muro con una luce davanti per illuminare le strade e per renderle più sicure. Noi non
abbiamo copiato l’idea, ma l’abbiamo adattata: invece dei santi, mettiamo i volti di Napoli. Le
edicole sono comunque illuminate, ma hanno dentro i libri, non santini o cose simili.
Le opere sono state realizzate da un mix di artisti che trova nel vicolo della cultura un punto di
atterraggio. A noi piace l’idea che questa sia casa dell’arte e anche casa dei bambini. Il nostro
concetto è che se la camorra toglie, noi restituiamo, se la camorra impoverisce, noi arricchiamo.
Se la camorra fa in modo che i territori siano privi di cultura, noi dobbiamo restituire cultura e
arte”.

vico donnaregina

 

 

Il riscontro qual è stato?

“Quando siamo arrivati eravamo dei perfetti estranei al rione Sanità ed eravamo percepiti così.
Arrivavamo in un bene confiscato, a casa di altre persone. Un bambino ci chiamò ladri perché
eravamo entrati a casa di un suo parente. Quei beni erano stati confiscati a un familiare suo e lui ci
vedeva entrare a casa di famiglia, praticamente.
Tutto è cambiato quando abbiamo messo Totò lì fuori, si è creato immediatamente un legame col quartiere. Cioè Totò ha creato una dinamica per cui ci ha presentati al quartiere. Le persone
venivano, ci raccontavano storie su di lui. Questo è stato bellissimo per noi. È stata la
dimostrazione che con i volti della cultura e della tradizione napoletana potevamo creare legami,
oltre che riqualificare il territorio. Perciò abbiamo scelto di continuare. Poi c’è stato Troisi, Pino
Daniele, Sofia Loren e soprattutto ci sono state le edicole votive.
È successo un piccolo miracolo. Un vicolo abbandonato è diventato una tappa segnata negli
itinerari turistici. Un po’ perché è suggestivo, gradevole da vedere e da fotografare, ma anche
perché è un posto dove puoi prendere gratuitamente un libro o lo puoi lasciare. Abbiamo
dimostrato come con la cultura e l’arte, con la tradizione napoletana, si può innovare e
trasformare un posto. Da quel momento in poi abbiamo deciso di contaminare con questa idea
anche altri posti. Per questo abbiamo gemellato con quest’altro vicolo, vico Buongiorno, e stiamo
costruendo il terzo vicolo nel centro storico di Napoli con l’idea che si possono cambiare i posti
con la cultura, associando una rigenerazione che è urbana, culturale e sociale”.

vico donnaregina

In conclusione

Il Vico Donnaregina rappresenta non solo un nuovo spazio fisico nel cuore di Napoli, ma un simbolo di resistenza e rinascita attraverso la cultura e l’arte.

Questa è la Napoli bella, quella dei giovani, della riqualificazione urbana, degli spazi da
riaprire, della sinergia tra associazioni e persone, di voglia di rivalsa. Con Davide abbiamo
trascorso una bella giornata. Lo è ogni volta che ci rendiamo conto che Napoli è piena di
risorse, di persone dal gran cuore, con tanta voglia d’impegnarsi nel sociale. Ogni volta che ci
rendiamo conto che non tutto è perduto, che “non è mai troppo tardi cambiare”.

vico donnaregina

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